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Ad una regista di origini australiane assegnato il Cristo d’argento alla sesta edizione del Festival Internazionale Il Fiore di Ogni Dove di Cetraro di Matilde Tortora Alla regista Catherine Mc Gilvray, autrice di diversi film realizzati e molto noti anche all’estero, australiana di origine, che vive a Roma dove si è formata al Centro Sperimentale di Cinematografia, nota alla critica e al pubblico cinematografico in particolare per la titanica impresa di avere trasposto sullo schermo cinematografico il romanzo “L’iguana”di Anna Maria Ortese sarà consegnato quest’anno il prestigioso premio “Il Cristo d’argento” per il cinema che il Laboratorio G. Losardo, presieduto da Gaetano Bencivinni, va ormai da diversi anni assegnando nel corso del Festival “Il Fiore di Ogni Dove” da me diretto. La premiazione avverrà nella serata del 30 ottobre prossimo al Teatro Comunale di Cetraro alle 18.30. ll romanzo di Anna Maria Ortese, L’iguana, fu pubblicato da Vallecchi nel 1965, la trama è allegorica , caratterizzata dai continui passaggi dal piano della realtà a quello del fantastico: Aleardo è un ricco architetto italiano che con la sua barca a vela approda alla sperduta isola di Ocana ancora incontaminata e selvaggia. Qui vivono, come in un altro secolo, tre nobili decaduti in compagnia di una servetta da loro maltrattata e misteriosamente chiamata Iguana. Libro affascinante e complesso che la regista è riuscita a trasporre sullo schermo con rara perizia e sensibilità, trattandosi di confrontarsi con una delle maggiori scrittrici del Novecento italiano, e anche con una delle figure più alte della letteratura europea . L'Iguana è davvero l'ultima trasformazione del diavolo (come credono gli isolani) o è solo una vittima, la creatura innocente da salvare e proteggere ad ogni costo? Catherine McGilvray sembra per questo suo film avere preso come modelli i maestri del cinema portoghese (Manuel De Oliveira e Joao Cèsar Monteiro) ed il regista cileno Raul Ruiz, dovendo trasporre filmicamente la complessità del romanzo della Ortese. “Il film è una grandissima sfida perché mai si era provato a portare sullo schermo un testo così complesso, visionario e misterioso. La protagonista è un’animale parlante dall’aspetto mutevole, che assume le sembianze di Estrelita, la giovane serva che infiamma il cuore del protagonista. Questo bellissimo romanzo della Ortese non è altro che una metafora del confine tra l’essere umano e razionale e le parti bestiali che ci appartengono. |
La Ortese ci parla di un essere debole, oppresso e di quel mondo magico e di quelle zone oscure, volutamente messe a margine e confinate dalla nostra società. In realtà questa tematica è così cara alla scrittrice che è presente anche nel suo famoso romanzo “Il cardillo addolorato”. “L’iguana” si sviluppa all’interno di una “fabula” dove il viaggio del protagonista curva fuori del tempo. Il conte Aleardo è, infatti, un ingegnere milanese che con la sua barca a vela va alla ricerca di posti da scoprire e ristrutturare ma che resta affascinato da quel luogo misterioso e pieno di fascino” – ha detto la regista nel volume da me recentemente pubblicato “Anna Maria Ortese. Cinema. Con sue lettere inedite”, Quaderni di CinemaSud. Tutto ciò è dalla regista declinato in maniera personale ed originale. E il tema dell’isola misteriosa e fuori dalle rotte dei navigatori è anch’esso un archetipo e rimanda ad un certo tipo di letteratura del genere fantasy che la McGilvray sa rendere molto bene. Non è inoltre così frequente, come si potrebbe pensare, che in un film si affronti il tema dell’”oppressione” dei deboli, dell’assenza di parola, della conseguente marginalità oggi più che mai attuale e del dolore del vivere ad esso connesso. Il suo altrettanto bellissimo film cortometraggio “Il cuore all’improvviso” è stato premiato al Festival di Berlino nel 2008, così come al Festival di Montpellier il suo “Aspettando il treno” ha avuto la Menzione speciale della Giuria, il suo film “Renata Scotto: l'île Opéra”, “Parigi cambia” sono molto noti e amati anche fuori d’Italia, per citarne solo alcuni. Sicché con l’attribuzione del prestigioso premio a Catherine McGilvray si continua anche quest’anno nella scelta già finora perseguita dal Festival “Il Fiore di Ogni Dove” e dal Laboratorio Losardo , di convogliare nella rosa dei premiati registi di calibro e di levatura internazionale, che in tutti questi anni a Cetraro sono stati insigniti del “Cristo d’argento”: l’anno scorso ad esempio il Premio fu dato a Mario Monicelli, che è da allora divenuto anche Presidente Onorario del Festival.